La rilevanza dell’impegno politico
impegno serio, ma senza isterie
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Francesco Bertoldi
«Teach us to care
and not to care»
T.S. Eliot, Ash Wednesday
né irrilevante, né decisivo.
Un importante corollario dello stile politico di un cristiano è che l'azione del cristiano in politica deve evitare due opposti errori:
- un disimpegno pubblico, come se quanto accade nella convivenza “civile” fosse irrilevante, come se importasse “solo il Paradiso”;
- un atteggiamento isterico, come se l'assetto politico fosse decisivo, come se la bontà della volontà dipendesse dalla bontà delle leggi positive, statali.
Chi è in questo secondo atteggiamento assume spesso toni istericamente minacciosi, del tipo “se non voti contro quella legge, andrai all'Inferno”. Oltre e più che una mancanza di carità e di presuntuoso arrogarsi del poteri divini, questa posizione rivela anzitutto una sfiducia nel fatto che l'Iniziativa prima di tutto è nelle mani di un Mistero buono e provvidente. E poi dimostra di non aver capito quanto la semplice ragione, guardando ai fatti storici, può dire: che non sono le leggi a rendere eticamente buoni gli esseri umani, e a consentire loro la salvezza eterna.
In sintesi l'impegno politico, per un cristiano, non è né irrilevante, né decisivo.
È un impegno da condurre con la massima serietà possibile, senza tuttavia pensare che da esso dipende tutto, dipenda la cosa più importante, che è l'incontro con Cristo, che è affidta alla libertà delle persone e non a progetti collettivi, politici.
La storia è lì a dimostrare che il Cristianesimo ha potuto diffondersi, nei primi secoli, avendo contro lo Stato (si pensi alle cruente persecuzioni a ui l'Impero romano sottopose la nascente Chiesa). Mentre ha perso sempre più terreno, nei secoli moderni, avendo lo Stato al suo servizio.