Francesca Cabrini
l'operosa carità verso i migranti
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👤 Cenni sulla vita
Maria Francesca Cabrini nacque il 15 luglio 1850, penultima degli undici figli di Agostino Cabrini e Stella Oldini. Si diplomò maestra elementare, e divenne poi religiosa nel 1874. Successivamente fondò a Codogno, nel 1880, una nuova congregazione: le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù e aggiunse al proprio nome quello di Saverio, in onore di san Francesco Saverio, sacerdote missionario gesuita nell'Estremo Oriente, modello per molti missionari, come evidenzia molto bene il testo di Emanuele Colombo Quando Dio chiama, Il Mulino, Bologna 2023.
La sua intenzione iniziale era di aprire una missione in Cina, ma fu convinta da papa Leone XIII a svolere la sua opera negli Stati Uniti, per prestare assistenza agli italoamericani, che versavano in condizioni di grave miseria ed erano spesso oggetto di disprezzo e discriminazione. Come disse papa Francesco:
Nel suo cuore aveva la Cina e in quella terra lontana sperava di portare l’annuncio del Vangelo. Non pensava alle migliaia e migliaia di emigranti che a causa della fame, della mancanza di lavoro e dell’assenza di un futuro si imbarcavano con le loro poche cose per raggiungere l’America, spinti dal sogno di una vita migliore. Come sappiamo, fu la lungimiranza di Papa Leone XIII che, con una battuta, le fece cambiare rotta: “Non ad oriente, Cabrini, ma all’occidente!”.
La giovane Madre, che aveva da poco fondato le Missionarie del Sacro Cuore, doveva aprire i suoi occhi per vedere dove Dio la inviava in missione. Non dove lei voleva andare, ma dove Lui aveva preparato per lei la strada, la strada del servizio e della santità. Ecco l’esempio di una vera vocazione: dimenticare sé stessi per abbandonarsi pienamente all’amore di Dio.
nel Discorso per il Primo centenario della morte della santa, il 9 dicembre 2017
La Cabrini andò dunque, con alcune suore a New York, nel 1889, dovendo affrontare non poche difficoltà, che seppe superare confidando in modo eroico nella Provvidenza. Vi imparò l'inglese e successivamente lo spagnolo, che le permise di aprire delle opere di carità anche nei luoghi più impervi del Sudamerica ed evangelizzare tribù che non erano mai entrate in contatto con i bianchi.
Operò in altri sette paesi con 80 istituti. Fece costruire asili, scuole, convitti per studentesse, orfanotrofi, case di riposo per laiche e religiose, ospedali (a New York e Chicago).
Soltanto nel 1909 si decise a prendere la cittadinanza statunitense.
Morì il 22 dicembre 1917 per complicazioni della malaria; quello stesso giorno il suo corpo venne spostato alla Mother Cabrini High School a New York.
una donna energica
Ecco un significativo episodio della sua vita:
«Granada, Minnesota, Stati Uniti, 1895. Un uomo, seduto su una dura sedia di legno, tiene il capo chino. Una suora, seduta dall’altra parte della scrivania, gli sta facendo una ramanzina come lui non aveva mai più avuto da quando era ragazzino. Solo che la suora, superiora della raffinata scuola cattolica dove studia sua figlia, è più dura di quanto non siano stati i suoi genitori quando lo sgridavano. Lei non lo sgrida neppure: parla con voce calma e quasi vellutata, mentre gli dice cose terribili. Gli rimprovera di non avere ubbidito alla legge di Dio, infrangendo il sacro voto del matrimonio che prevede la fedeltà. Mentre lui, un infedele recidivo, è anche padre di una figlia illegittima, concepita con una prostituta di colore, figlia di schiavi. Che lui voleva far “donare” dalla madre al monastero.
Ma la suora non transige: accoglierà la bambina, ma lui la deve riconoscere ufficialmente, darle il suo nome e una dote. L’uomo è alle strette: mentre stringe spasmodicamente il cappello che tiene sulle ginocchia, spiega alla suora che è sposato e che ha quattro figli legittimi. Ma la suora non sente da quell’orecchio. Lo minaccia che espellerà le sue due figlie “legittime” dalla scuola che dirige. Finalmente, l’uomo accetta. Si mettono d’accordo su tutto: il riconoscimento legale, il Battesimo della bambina, l’atto notarile di attribuzione della dote. Compiuti questi atti, la scuola si farà carico dell’educazione della bambina, le cui rette (salatissime) lui dovrà pagare. La suora sorride e lui non si può impedire di pensare che è un peccato che una donna così piena di fascino sia una suora. Lei si alza per congedarlo, mentre si congratula con lui per la decisione presa (come se avesse avuto scelta, pensa lui) e gli dice che ha agito da buon cristiano. Lui è un ricco importatore italo-americano, sui cinquant’anni, elegante e bell’uomo, abituato a comandare. Ma non a lei. La conosce da anni e lo ha sempre intimidito.»
da La Nuova BQ
la sua opera
Le sue iniziative caritative giunsero ad essere economicamente autosufficienti, attraverso la erogazione di servizi a pagamento, come le scuole, dove i più ricchi pagavano per i più poveri. Nelle sue scuole (soprattutto per le ragazze) erano aperte a tutti, di qualunque religione: era per lei una ’occasione missionaria. Le sue scuole erano prestigiose, per la qualità dell’insegnamento e per la varietà delle materie che preparavano le ragazze ad affrontare gli aspetti più disparati della vita. Era convinta che una donna dovesse lavorare, se non altro che come opera benevola, anche se fosse “sposata bene”, perché il lavoro dava fiducia in sé stesse. Trasmetteva questa idea alle sue discepole e teneva testa ai genitori che a volte la criticavano per queste “idee liberali”. Le Missionarie fornivano agli immigrati corsi di lingua, assistenza burocratica, corrispondenza con le famiglie di origine, raggiungendo anche i più emarginati.
Nei giorni di festa apriva le istituzioni della Congregazione e invitava i poveri a mangiare il “piatto della domenica” per eccellenza degli immigrati italiani, gli spaghetti and meatballs (spaghetti con le polpette). A Natale faceva arrivare nelle case dei meno abbienti un sacchetto di tela contenente un pezzo di parmigiano, una bottiglia di vino, un panettone e un salame calabrese: doni che si faceva fare dai numerosi importatori di prodotti italiani, già prosperi all’inizio del XX secolo.
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