I contenuti di una politica cristiana
libertà e giustizia
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Francesco Bertoldi
in ambito economico-sociale
Già la se ne può trovare il testo in eTexts Rerum novarum (1893) di Leone XIII (ripresa poi dalla successiva dottrina sociale) delinea questo equilibrio cattolico (cristiano) tra le esigenze della libertà individuale e quelle della giustizia.
la libertà
Da un lato infatti occorre garantire, contro le filosofie politiche di indirizzo collettivistico e statalistico (come il marxismo), il diritto dell'individuo di intraprendere liberamente una propria attività economica. Senza quindi demonizzare l'iniziativa privata, e l'economia di mercato in quanto tale.
Negare questo sarebbe negare un punto essenziale di una antropologia cristiana, ossia, il valore della persona, e fare dell’individuo una semplice cellula di un organismo collettivo.
la giustizia sociale
Dall'altro non si può lasciare il campo dell'economia alla logica del puro profitto, di un profitto inteso in modo esasperatamente egoistico e individualistico: occorre ricordare, dal punto di vista etico, che l'economia è comunque soggetta all'etica (e quindi a un senso di giustizia: papa Leone XIII parlava al riguardo, ad esempio della “giusta mercede”, nel senso che il salario di un lavoratore non dovrebbe essere stabilito solo in base alla legge della domanda e dell'offerta). E, da un punto di vista politico, è bene che lo Stato si faccia carico di garantire un livello minimo di giustizia distributiva, che eviti la deriva di un individualismo esasperato, quale si esprime nel capitalismo “puro” e a maggior ragione nell'attuale “supercapitalismo”.
Negare il valore della giustizia sociale sarebbe a sua volta negare (più di) un punto essenziale della fede: ad esempio la necessaria solidarietà tra esseri umani, che formano un’unica famiglia, figli dello stesso Padre che è nei cieli. Implicherebbe, ancora, l’idea che la grazia non possa sanare la piaga dell’egoismo, frutto del peccato originale.
Ne segue la incompatibilità della fede con teorie neoliberali, che facciano del profitto il criterio supremo della vita economica, sottraendola a una valutabilità etica. Se lo Stato non deve essere protagonista dell'economia (come nelle economie collettivistiche), esso non può abdicare a un minimo di funzione arbitrale.
in ambito politico-istituzionale
società e Stato
È tipico di una concezione cristiana subordinare lo Stato alla società (e alla persona): il Cristianesimo non è statalista, nel senso che pur riconoscendo nello Stato qualcosa di necessario, non ne fa un assoluto, a cui tutto dovrebbe subordinarsi.
Ne segue che la concezione del rapporto Stato/società di autori come Hobbes o Hegel non è accettabile da un punto di vista cristiano.
Su questo esiste una ampia convergenza sia del Magistero, sia della riflessione filosofico-teologica cristiana (si veda ad esempio Maritain).
la sussidiarietà
È qui che si radica il concetto di sussidiarietà, per cui se un certo servizio può essere meglio fornito dal basso (dalla società), è inutile che esso sia fornito dall’alto (dallo Stato, dalle istituzioni).
Se, ad esempio, ci sono suore (come quelle di Madre Teresa), che aiutano i poveri molto meglio di quanto potrebbero fare dei funzionari statali, è inutile spendere soldi per puntellare degli aiuti istituzionali, che si rivelerebbero malfunzionanti e dispendiosi.
📚 Bibliografia essenziale
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- (Karol Wojtyła) Giovanni Paolo II,
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- (Karol Wojtyła) Giovanni Paolo II,
Centesimus annus (
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- (Angelo Giuseppe Roncalli) Giovanni XXIII,
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- (Vincenzo Gioacchino Pecci) Leone XIII,
Rerum Novarum (
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- (Giovanni Battista Montini) Paolo VI,
Populorum progressio (
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