Gesu davanti a Pilato

Implicazioni politiche della fede

appunti per una politica cristiana

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Table of Contents
«Tu lo dici, Io sono Re»
«il mio Regno non è di questo mondo»

il fine di un’azione politica cristiana

cristianizzare il mondo?

A che cosa deve tendere l’azione politica di un cristiano? A far trionfare il bene, uno potrebbe dire. E potrebbe aggiungere che, siccome il bene è Cristo, un cristiano non può non operare affinché la società sia cristiana, si cristianizzi.

Questo, se inteso in un certo senso, potrebbe anche essere esatto, ma dato che si presta a molti equivoci (di tipo fondamentalistico), la formula meno inadeguata sembra essere un’altra: l’azione politica cristianamente ispirata deve mirare “affermare il più possibile la giustizia naturale”.

la corretta cornice teologica

per ben inquadrare la questione

In effetti è vero che Cristo è “il centro del cosmo e della storia” (Giovanni Paolo II), è vero che Lui è “il Re dell’universo”.

Ma è anche vero che il Suo Regno “non è di questo mondo” (Gv, 18,36): Gesù Cristo non ha voluto imporsi in modo coercitivo, ma punta tutto sulla libertà della creatura, da cui vuole essere amato liberamente. Dio non cerca degli schiavi, come ben ha sottolineato Charles Péguy, ma degli amici: vuole essere amato liberamente.

Dio ama la nostra libertà

A cette liberté, à cette gratuité j'ai tout sacrifié, dit Dieu,
A ce goût que j'ai d'être aimé par des hommes libres,
Librement,
Gratuitement. A questa libertà ho sacrificato tutto, dice Dio.
A questo gusto di essere amato da uomini liberi
liberamente
gratuitamente

Péguy, Le mystère des saints Innocents (compra su IBS)

le conseguenze politiche

la fede non ha bisogno di essere imposta

Dato che non sembra molto saggio voler essere “più cristiani di Cristo”, conviene attenersi al Suo metodo: una politica che mirasse a forzare la gente a credere non sarebbe una politica cristianamente ispirata. Carlo Magno che forza i Sassoni ad abbandonare il paganesimo e a “convertirsi” al Cristianesimo, non è un modello a cui ispirarsi.

Non si tratta infatti di rendere buone le persone, imponendo loro il bene, imponendo loro tutta la verità, imponendo loro la fede.

Si tratta di rendere possibile alle persone l'adesione al bene, l'incontro con Cristo, di rendere possibile la libera adesione alla proposta cristiana (come a qualsiasi altra proposta, che non danneggi gli altri). Si tratta di creare le migliori condizioni (politiche, civili, sociali) perché le persone possano scegliere il più consapevolmente e liberamente possibile.

Al soprannaturale insomma la gente deve poter credere: quindi è fondamentale salvaguardare la libertas Ecclesiae, la libertà della Chiesa, che poi coincide esaurientemente, dal punto di vista civile, con la libertà per tutti (per tutti coloro che rispettano i principi costituzionali fondamentali ).

Ma non è che al soprannaturale la gente debba essere forzata a credere: basta che non sia impedita a farlo, basta che non ci siano ostacoli alla libertà (della Chiesa, ossia di tutti).

Oltre alla motivazione teologica,già ricordata, c’è che, dal punto di vista civile, questa impostazione è l'unica che possa garantire una convivenza pacifica in società multiculturali. Ogni cultura totalizzante deve accettare di essere una parte, che si propone alla libertà (=democrazia), senza pretende di essere (il) tutto, che si impone alle altre parti (=autocrazia, dittatura).

quello che occorre è la giustizia

Occorre allora che si lavori affinché la società sia regolata il più possibile su quella che la Scolastica medioevale chiamava giustizia naturale: niente di più. E niente di meno.

Sapendo che alla giustizia, per il peccato originale possiamo solo avvicinarci asintoticamente, e sapendo che non sono le leggi a rendere buono, e nemmeno giusto (se lui stesso non lo vuole convintamente), l’uomo.

poi, ben venga una società cristiana, purché ...

Maritain, in Umanesimo integrale parlava di una “nuova cristianità”, questa volta non più “sacrale”, ma “profana”. Qualcosa del genere potrebbe certamente essere auspicabile. Dentro una cornice di giustizia, infatti, si può ben sperare che la società si cristianizzi: ma per una lievitazione (libera) dal basso, e non per una imposizione dall’alto.

Questo del resto è quello che la dottrina sociale ha sempre detto, affermando il primato della società (e della persona) sullo Stato. Che è poi anche un concetto legato a quello di sussidiarietà: ciò che può essere fatto dal basso, spontaneamente, non occorre che lo faccia il “vertice”, istituzionale.

leggi e società

non è la legge a fare la mentalità,
ma è la mentalità a fare la legge

Ciò che più dovrebbe interessare a un cristiano non è che aleggino in modo impersonale dei valori, in quanto imposti per via legislativa, imposti cioè dalle leggi.

Purtroppo negli ultimi decenni molti cristiani, soprattutto di area ultraconservatrice, hanno puntato tutto sulle leggi, hanno puntato tutto sul far barriera contro certe leggi.

Ma questo non appare realistico:

una società di uomini-macchina
una società di uomini-macchina
  • sia perché il potere delle leggi è limitato: non è la legge a fare la mentalità, ma è la mentalità a fare la legge.
  • Sia per il primato della dimensione personale: ciò che dovrebbe interessare a un cristiano dovrebbe coincidere con ciò che interessa a Dio, al Creatore, al Mistero che fa tutte le cose. E a Dio non interessa che ci si astenga esteriormente e forzatamente dal fare certe cose negative, ma che si aderisca convintamente al Bene.
  • Senza contare che dallo stesso punto di vista sociale-collettivo una “moralità” che passasse sopra alla adesione libera delle persone, e fosse solo una maschera esteriore di conformismo sociale, non darebbe vita a una società davvero stabile e viva. Sarebbe qualcosa di simile al grigio totalitarismo sovietico, dove la gente eseguiva meccanicamente ciò che il Grande Fratello voleva, senza metterci l’anima.

un impegno serio, ma senza isterie

«Teach us to care
and not to care»
T.S. Eliot, Ash Wednesday

l'impegno politico, per un cristiano, non è
né irrilevante, né decisivo.

Un importante corollario di questo stile è che l'azione del cristiano in politica deve evitare due opposti errori:

  • un disimpegno pubblico, come se quanto accade nella convivenza “civile” fosse irrilevante, come se importasse “solo il Paradiso”;
  • un atteggiamento isterico, come se l'assetto politico fosse decisivo, come se la bontà della volontà dipendesse dalla bontà delle leggi positive, statali.

Chi è in questo secondo atteggiamento assume spesso toni istericamente minacciosi, del tipo “se non voti contro quella legge, andrai all'Inferno”. Oltre e più che una mancanza di carità e di presuntuoso arrogarsi del poteri divini, questa posizione rivela anzitutto una sfiducia nel fatto che l'Iniziativa prima di tutto è nelle mani di un Mistero buono e provvidente. E poi dimostra di non aver capito quanto la semplice ragione, guardando ai fatti storici, può dire: che non sono le leggi a rendere eticamente buoni gli esseri umani, e a consentire loro la salvezza eterna.

In sintesi l'impegno politico, per un cristiano, non è irrilevante, decisivo.

È un impegno da condurre con la massima serietà possibile, senza tuttavia pensare che da esso dipende tutto, dipenda la cosa più importante, che è l'incontro con Cristo, che è affidta alla libertà delle persone e non a progetti collettivi, politici.

La storia è lì a dimostrare che il Cristianesimo ha potuto diffondersi, nei primi secoli, avendo contro lo Stato (si pensi alle cruente persecuzioni a ui l'Impero romano sottopose la nascente Chiesa). Mentre ha perso sempre più terreno, nei secoli moderni, avendo lo Stato al suo servizio.

per proseguire su Implicazioni politiche della fede

  • Lo stile politico cristiano, una apertura non relativistica: a distinguere una politica cristiana non sono solo dei contenuti, ma anzitutto uno stile, dove l’altro non è mai il nemico, senza che ciò significhi relativistica arrendevolezza
  • La democrazia e la fede, un ingiusto sospetto: la preferibilità della democrazia da un punto di vista cristiano
  • I contenuti di una politica cristiana, libertà e giustizia: una sintesi delle coordinate contenutistiche essenziali di una politica ispirata dalla fede; giustiza e libertà, al di là dell’individualismo capitalistico e del collettivismo statalistico
  • Quale unità tra cristiani in politica, un equilibrio da trovare: né pretendere una necessaria unità fino al dettaglio, né teorizzare la bontà della divisione

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