
Discutere: definizione e tipi
per una utilità cristiana del dialogo
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Francesco Bertoldi
Il problema
Quanto si dirà qui riguarda soprattutto l’importanza o meno della discussione da parte di credenti. Alcuni credenti infatti, partendo dalla giusta considerazione che a) le cose più decisive della vita non sono frutto di discussione, ma sono un dono, e che b) spesso e volentieri discutere diventa un controproducente, sterile campo di battaglia, concludono che discutere è sempre e comunque sbagliato.
La cosa peraltro non riguarda solo i credenti, perché ad avversare la discussione sono un po' tutti coloro che negano che la ragione umana sia apertura alla realtà e che gli esseri umani siano un'unica famiglia, con la stesa natura e la stessa ragione, e di conseguenza pensano all'altro come nemico da vincere, piuttosto che come un (auspicabile e potenziale) amico con cui cercare insieme la verità. In effetti, come ho detto anche nel mio Le nostre società vedono, al loro interno, una sempre maggior presenza di diverse visioni del mondo (cristianesimo, islam, ateismo e così via).
Questo fatto pone sì un problema, a differenza di quanto pensa un multiculturalismo radicale.
Ma non si tratta di un problema insuperabile, a differenza di quanto pensa l'ultraconservatorismo identitario che sogna il ritorno a una società completamente omogenea.
Qui si cerca una soluzione equilibrata al problema, che ponga dei paletti vincolanti per tutti, e al tempo stesso rispetti le legittime differenze
Dia-logos.
Per una ragionevole convivenza multiculturale
, se non si può convincere, si può solo vincere.
che cosa è “discussione”
Per discutere si intende, almeno qui, confronto di argomenti relativamente a un problema, sia esso teorico/ontologico (con domande del tipo “che cosa è x?”, “come va interpretato x?”) o pratico (“qual è la scelta migliore per affrontare x?”). Questo implica che si paragonino diverse alternative a un dato problema, per individuarne la migliore, la più corrispondente alla realtà.
Decisivo in una discussione è l'universale, dato che i dati informativi fattuali, particolari, sono, in sé stessi, qualcosa di ... indiscutibile, se si è leali con i propri sensi (e se ci si può fidare della attendibilità di chi fornisce informazioni fattuali). È sulla loro interpretazione che può sorgere divergenza e necessità di soppesare argomenti alternativi (come anche chiarire il senso dei termini, universali, usati). Discutere quindi implica utilizzo (oltre che di informazioni particolari) di concetti universali, implica l'universale, con cui ha a che fare la ragione, la ragione naturale, raziocinante, argomentante.
tra chi si può discutere
Di per sé uno può anche discutere dentro di sé (viene in mente una poesia di Eliot: «queste cose che troppo discuto con me stesso», «These matters that with myself I too much discuss»Ash Wednesday): uno può pensare dentro di sé a un certo fatto o a un certo problema, cercandone la più adeguata interpretazione, o può soppesare dentro di sé i pro e i contro di una certa scelta.
È vero che per lo più è decisivo, nelle questioni del senso ultimo della vita, una adesione di tipo intuitivo-esperienziale, come quella che Maritain chiamava, con Tommaso d'Aquino conoscenza per connaturalità.
Tuttavia l'apporto del raziocinio non è mai inutile, e in non pochi casi diventa indispensabile.
Se si può anche discutere “dentro di sé”, per lo più con “discutere” e “discussione” si intende un confronto argomentato tra diverse persone, per la soluzione di un problema, che come già detto, può essere teorico (ontologico) o pratico.
Ma anche quest'ultima tipologia deve scindersi tra discussioni private (tra poche persone, che si conoscono o comunque hanno occasione di confrontarsi direttamente) e discussioni pubbliche (con una platea più o meno ampia di ascoltatori). Quindi in sintesi, dal punto di vista quantitativo si può distinguere tra
- discutere tra sé e sé,
- discutere tra poche persone, “in privato”
- discutere tra molte persone o gruppi (al cospetto, reale o virtuale, di molti), “pubblicamente”.
come si può discutere
Ma c'è un'altra importante distinzione tra diversi tipi di discussione, che riguarda la loro qualità, ossia la loro produttività/costruttività
C’è infatti modo e modo di discutere: si può discutere (dentro di sé o con altri) cercando la verità, e disposti a “mettere in discussione” le proprie previe convinzioni. Oppure si può discutere per far prevalere quanto uno ha già in testa, cioè un pregiudizio
Un sintomo del fatto che uno discute in sé stesso nel secondo modo è che il suo modo di pensare è contrassegnato da agitazione e turbamento. Mentre, nella misura in cui ci si avvicina al primo modo, si pensa senza vorticoso turbinio, senza alzare polveroni per nascondere a sé stessi la falsità della piega che i propri pensieri stanno prendendo.
Quando si discute con altri con benevolenza, si cerca insieme la verità (il primo esempio storico che si avvicina a questo ideale è quanto faceva Socrate coi suoi discepoli e con chiunque fosse interessato a discutere con lui, e teniamo presente che senza Socrate non ci sarebbero stati Platone e Aristotele, il che sarebbe stato un danno tutt’altro che insignificante per la cultura occidentale, e per quella cristiana, che ha sempre utilizzato ampiamente tali autori nel suo sforzo di pensare la fede). L'alternativa è discutere avendo come obiettivo unico (o almeno dominante), quello di fare prevalere quello che già si pensa. Ed è chiaro che in questo secondo caso una discussione sarebbe inutile e sterile, anzi addirittura produttrice soltanto di malumore, frustrazione e antipatia, se non odio. Qui per “discutere” si intende il primo senso del termine: confrontare argomenti con benevolenza, nella comune ricerca della verità.
di che cosa si può discutere
In estrema sintesi possiamo distinguere tre livelli a proposito dei quali ci può essere discussione:
- sul “vertice” della realtà; il senso della vita,
- sulle grandi questioni ideali (come la politica o la cultura) [il livello intermedio]
- su problemi “tecnici” (ad esempio di ambito medico, o ingegneristico) [il livello di base]
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