Il massimo dei mali?
è certamente un male, ma non il maggiore di tutti
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Francesco Bertoldi
🍹 Introduzione
L'aborto è certamente un male, ma è il massimo dei mali? È un problema, ma è il problema? Il problema dei problemi, risolto il quale tutto il resto non potrà che andare verso il meglio. È perciò il modo di approcciare l'aborto la cartina di tornasole privilegiata che dovrebbe spingere un cristiano a scegliere una parte politica piuttosto che un'altra? Qui spieghiamo perché la risposta è no.
il punto fondamentale
Non crediamo sia così. Per diversi motivi:
- intanto il valore “vita” non è il valore supremo, stando a quanto argomenta Böckenförde, che nota come in alcuni casi sia moralmente lecito togliere la vita:
- nel caso ad esempio di legittima difesa da un aggressore intenzionato a uccidere,
- o nel caso di una guerra giusta (difensiva)
- o nel caso della pena capitale (oggi divenuta, secondo il Catechismo evitabile, ma in passato ammessa dalla Chiesa)
- deve essere salvaguardata la vita dei deboli e degli innocenti: giusto. Ma ci sono deboli innocenti uccisi prima della nascita (con l'aborto) e ci sono deboli innocenti uccisi dopo la nascita, da un sistema economico ingiusto.
Dunque se io ho un politico che è contro l'uccisione dei deboli non ancora nati, ma che poi attua politiche che causano la morte per fame o gravi violazioni della dignità umana dei deboli già nati, non è detto che lo debba preferire, da cattolico, a un politico magari possibilista sull'aborto, ma più attento ai diritti dei deboli innocenti già nati.
Va considerata insomma la realtà in tutti i suoi fattori, non estrapolando una parte e pretendendo che la parte sia il tutto.
una conferma: don Giussani
Che l'aborto non sia il problema dei problemi, ma un problema, per quanto serio e grave, trova conferma, per chi stima don Giussani, anche nel fatto che nella prima metà degli anni '90 (del XX secolo), il Sabato, settimanale legato a CL, tenne, vivente don Giussani, una linea molto defilata sul tema aborto, tra l'altro criticando quei settori ultraconservatori del mondo cattolico che chiedevano che il Papa definisse un dogma al riguardo.
Anzi il Sabato nella sfida del 1992 tra l'abortista Bill Clinton e l'antiabortista G.Bush si schierò abbastanza decisamente col primo, ammonendo Bush a non strumentalizzare a suo vantaggio elettorale il tema aborto. Ricordo un Meeting di Rimini di quegli anni (forse proprio del '92) dove molti ciellini portavano la maglietta “i clintoniani”.
E ciò non perché il Sabato, il Meeting o don Giussani fossero pro-aborto, ma perché c'erano altre priorità, come la politica internazionale, dato che Bush aveva promosso un unilateralismo pernicioso per la presenza cristiana in Medio Oriente (la prima guerra del Golfo fu disastrosa per i cristiani iracheni), mentre Clinton appariva più propenso a un dialogo multilaterale.
A riprova del fatto che va considerata insomma la realtà in tutti i suoi fattori.
un'altra conferma: Böckenförde
In Cristianesimo, libertà, democrazia, Morcelliana, Brescia 2007, il giurista cattolico tedesco Ernst-Wolfgang Böckenförde, uno dei massimi esponenti di diritto costituzionale, fa l'esempio della legge sull'aborto in Germania. Lamentando l'eccessiva rigidità dei vescovi tedeschi che negando qualsiasi forma di compromesso, spingevano i cattolici a poter votare soltanto per l'estrema destra (p.289-90), osserva che la loro «posizione è certo assolutamente sostenibile dal punto di vista etico. Ma nella misura in cui si isola dello sviluppo reale del diritto, essa necessariamente rinuncia ad avere un influsso su questo stesso diritto.» (p.289)
«Tutto ciò è emerso, tra l’altro, in una dichiarazione rilasciata dal cardinal Höffner durante un’intervista ufficiale, nel 1972, la quale, letta nel suo contesto, affermava che nessun cattolico avrebbe dovuto votare per un candidato che avesse sostenuto l’attenuazione della sanzionabilità penale dell’aborto, che allora era rigida. All’elettore fedele alla Chiesa che si guardasse attorno, tra i vari partiti, per scegliere a quale dare il suo voto nel proporzionale, non restava che astenersi dal votare o votare per l’NPD [estrema destra]» (p.290)
Peraltro egli chiarisce di non essere favorevole alla legge sull'aborto, che definisce «insostenibile tanto eticamente quanto giuridicamente» (p.290).
Ma l'estremismo si rivela alla prova dei fatti inefficace.
una inaspettata minimizzazione dell'aborto
Ho ricordato come siano essenzialmente gli ultraconservatori a idolatrare, per motivi strumentalmente politici, la lotta all'aborto, presentandolo come il male, il peggiore di tutti. Come il problema.
Eppure c'è una importante eccezione, p. Joseph Fessio, nemico di papa Francesco I “da destra”, che ritiene che la contraccezione sia peggio dell'aborto.
L'aborto infatti, per lui, regala sempre nuovi angioletti al Cielo, mentre la contraccezione ne impedisce l'esistenza, sottraendo possibili nuovi membri ai cori beati del Cielo.
Ecco le sue parole
«Chiedo: è vero che l’aborto è un male peggiore della contraccezione, e anche “decisamente più grave”? Non necessariamente. Prendiamo il caso di coppie sposate che senza grave necessità utilizzano la contraccezione per rinviare la nascita di figli per anni, dopo che si sono sposati. Certamente in alcuni casi la volontà di Dio per loro è che siano aperti a una nuova vita. Qual è allora il male più grave?
Prevenire il concepimento — e l’esistenza — di un essere umano con un’anima immortale, voluto da Dio e destinato alla felicità eterna? O abortire un bambino nel grembo materno? Quest’ultimo è certamente un male grave, Gaudium et Spes lo definisce un “crimine abominevole”. Ma comunque esiste un bambino che vivrà eternamente. Mentre nella prima circostanza non esisterà mai un figlio che Dio intendeva venisse al mondo».
Il testo è citato sul blog di Massimo Borghesi.