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indissolubilità coniugale e dintorni

Parlare di indissolubilità del matrimonio richiede di parlare del senso della sessualità umana.

L'uomo ha una duplice componente, corporea e spirituale.

da un punto di vista corporeo

In virtù della prima componente, corporea, l'uomo ha in comune con gli animali la necesssità di assicurare la continuità della specie, ciò che, essendo come gli animali mortale, avviene mendiante la riproduzione. Individui nati in tempi precedenti danno vita a nuovi individui, che sopravviveranno ai primi, e così via, in una catena generazionale ininterrotta.

In questo senso, dato che gli esseri umani si riproducono in modo sessuato, la sessualità serve appunto ad assicurare la permanenza della specie. C'è eros, insomma, perché c'è thanatos

Ma a differenza degli animali, in cui i genitori si limitano a far nascere nuovi individui, addestrandoli per un tempo relativamente breve alle limitate operazioni e abilità che servono alla loro sopravvivenza, un nuovo essere umano richiede anni ed anni di cure e di educazione complessa e articolata, perché complessa e articolata è la vita umana, senza paragoni con quella degli animali.

Perciò, anche restando a un livello corporeo, è bene che i genitori che hanno dato vita a un nuovo essero umano costituiscano un ambiente adeguato a una sua crescita armoniosa, il che richiede, per ragioni che dovrebbero essere ovvie, la reciproca fedeltà.

da un punto di vista spirituale

Ma il senso della sessualità umana non si esurisce nell'orientazione alla procreazione. Ogni essere umano è incompleto ed strutturalmente proiettato, per così dire, all'alterità, ad una alterità totale.

Teologicamente siamo creati a immagine di Dio, che è Trinità santissima, e siamo chiamati a diventare come la santissima Trinità: relazionati, totalmente relazionati agli altri.

Ma relazionarsi al Tutto passa attraverso la relazione con alcuni, e nel caso della vocazione matrimoniale, a un partner, diciamo meglio un congiuge.

La fedeltà congiugale, che già abbiamo visto essere richiesta, a livello fisico, dalla esigenza dei figli di crescere in un ambiente affettivamente rassicurante, trova qui una ulteriore motivazione.

La relazione con coniuge infatti mette in relazione con l'Infinito. Quindi deve essere qualcosa di profondo. E per esserlo deve essere qualcosa di stabile. Quindi di indissolubile.

unità corporeo-spirituale

Nei decenni passati, a partire almeno dagli anni '60 del '900, si è diffusa l'idea che avere dei rapporti sessuali sia qualcosa di banale, un modo come un altro di raggiungere un piacere molto intenso.

Questa idea, e la prassi che ne è seguita, col diffondersi di rapporti pre- ed extra-matrimoniali, è a mio avviso una delle cause della attuale fragilità dei matrimoni. Non a caso è andata di pari passo con l'introduzione legislativa del divorzio e con la diffusione effettiva di quest'ultimo. Se infatti uno pensa che tutto gli sia dovuto, immediatamente e senza fatica, allora, al sorgere, inevitabile, di difficoltà coniugali, si sentirà in diritto di rompere il legame, perché gli costerebbe troppo sacrificio mantenervisi fedele.

Ma, più al fondo, un rapporto sessuale umano non è come quello degli animali, superficiale piacere senza impegno: non può, per essere sensato e umano, non coinvolgere la totalità della persona, corpo e anima. Uno deve coinvolgersi tutto, deve dare tutto.

Può una persona umana darsi tutta, avere dei rapporti sessuali pienamente umani, con più partner? L'Islam ammette la poligamia, e le idee libertarie invalse nell'Occidente ammettono tranquillamente un nomadismo affettivo-sessuale a geometria indefinitamente variabile. Ma contro questo ci sembrano pesare alcune obiezioni:

  1. Pensiamo alla nostra reale sensibilità: possiamo sinceramente dire di trovare accettabile, e non fonte di sofferenza, il fatto che una persona con cui abbiamo (avuto) dei rapporti sessuali, li abbia anche con altre persone? Io credo di no.
  2. I figli (eventuali) gradirebbero sapere che il loro padre o la loro madre ha avuto rapporti sessuali diversi dall'altro coniuge che li ha generati? Io credo di no.
  3. C'è poi un'obiezione valida solo per chi crede in Dio provvidente e Signore della realtà: al nomadismo sessuale si deve la trasmissione di malattie, che non potrebbero diffondersi se gli esseri umani avessero una totale fedeltà reciproca. Pensiamo all'AIDS. Uno può dire: non è detto che tali malattie siano un "castigo divino". Vero, ma è difficile non considerarle conseguenze di comportamenti disordinati, un po' come la cirrosi epatica è conseguenza dell'alcolismo.
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