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l'anima dopo la morte

dalla Apocalisse

Che cosa accade dell'uomo, dopo la sua morte, dopo che il corpo ha cessato di vivere?

Già la ragione filosofica, a partire da Socrate e da Platone, ha sostenuto che l'anima continua a vivere. Ma il Cristianesimo ci permette di focalizzare meglio la questione:

  • L'uomo non è solo anima, ma unione di anima e corpo; tuttavia l'anima dopo la morte del corpo gli sopravvive, in attesa di riunirsi al proprio corpo, trasfigurato e reso incorruttibile, dopo il Giudizio Universale.
  • Immediatamente dopo la morte l'anima riceve il “giudizio particolare”, anticipazione di quello Universale, col quale conosce se la aspetta l'Inferno ovvero il Paradiso, e se questo le è attingibile subito o solo dopo la purificazione del Purgatorio.
    Cfr. il giudizio particolare nel Magistero Il Catechismo di S. Pio X, in risposta alla domanda 97, risponde: Ci sono due giudizi: l'uno particolare, di ciascun'anima, subito dopo la morte; l'altro universale, di tutti gli uomini, alla fine del mondo.
    Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 1022, afferma: Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del Cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre.
  • In qualche modo è la stessa anima che, illuminata dalla Luce di Dio, vedrà con chiarezza totale la “qualità” della propria vita e si collocherà dove è giusto;
  • Quanti sono coloro che si dannano, quanti vanno subito in Paradiso, e quanti in Purgatorio? Non possiamo dirlo con esattezza. Tuttavia sappiamo che
    • l'Inferno certamente esiste, e gli angeli ribelli lo “abitano” irrevocabilmente; certamente gli esseri umani possono andarci, e il rischio deve essere concreto se Gesù nei suoi discorsi escatologici ne parla con enfasi, e se le apparizioni mariane pensiamo in particolare a Fatima e Medjugorje hanno ripetutatamente e accoratamente messo in guardia da tale irreversibile possibilità;
    • se dobbiamo credere a rivelazioni private dell'ultimo secolo ad esempio Maria Simma il numero di anime che accede immediatamente dopo la morte in Paradiso è decisamente scarso;
    • una quantità notevole di anime deve perciò sostare, per così dire, in Purgatorio, finché non si sia intimamente trasformata e resa degna del Paradiso.
  • Il Paradiso è la piena unione con Cristo, e in Lui, con il Padre e lo Spirito e con tutti i fratelli che appartengono al Corpo di Cristo; l'Inferno è la irreversibile separazione da Cristo, e dunque da Dio, dunque dalla propria realizzazione e felicità; il Purgatorio è una temporanea e parziale separazione da Cristo;
  • dopo la morte, e quindi anche nel Purgatorio, l'anima non può più scegliere, dunque neppure meritare per sé stessa; quanto poteva fare si è concluso con l'istante della morte;
  • tuttavia l'anima può ricevere un aiuto da coloro che, viventi intercedono per lei, essenzialmente con preghiere, sacrifici e azioni liturgiche (in particolare messe di suffragio);
  • a sua volta l'anima può aiutare chi è ancora in vita, tanto più quanto più avanzata è nel proprio cammino di purificazione, intercedendo presso Dio;
  • questo mistero, di un reciproco aiuto tra vivi e morti, uniti dalla appartenenza a Cristo, si chiama anche comunione dei santi.

approfondendo la condizione dell'anima “separata”

S.Tommaso d'Aquino

Quelle sopra ricordate sono tesi insegnate dal Magistero e largamente condivise da Santi e teologi. Diciamo qualcosa di più sul tipo di conoscenza dell'anima “separata”, seguendo l'insegnamento di Tommaso d'Aquino (Summa Theologiae, I pars, q.89):

  • dopo la morte l'anima conosce qualcosa (a.1.): il che non è scontato dato che per l'anima umana la condizione normale è di essere unita a un corpo;
  • tuttava non conosce distintamente tutto: non solo non vede distintamente Dio, ma nemmeno tutto il mondo naturale (a.3), appunto per il motivo spiegato all'art. 1; la sua conoscenza è confusa, sfocata.
  • può conoscere realtà singolari, fatti concreti del mondo, quindi, ma non tutti, nemmeno quelli presenti (a.4).
  • un'anima dopo la separazione dal corpo conserva le conoscenze che aveva in vita, sia quelle “abituali” (a.5) sia quelle fattuali (a.6);
  • l'anima ancora in Purgatorio non conosce (tutto) quanto accade hic, qui sulla Terra, nella vita presente, salvo quanto eventualmente Dio stesso vuole farle conoscere, per il bene che Lui sa; le anime invece che sono già in Paradiso, vedendo in qualche modo già Dio, in Lui conoscono tutto, pur senza poterne trarre turbamento o tristezza, ma una benefica “mobilitazione” (traduciamo in modo molto libero l'art. 8).

Adrienne von Speyr

Interessante anche quanto dice la mistica tedesca del '900, seguita da von Balthasar. Ci riferiamo al testo Mistica oggettiva, Jaca Book 1975, p. 145/7. Secondo la von Speyr l'anima purgante all'inizio è come chiusa in sè stessa, vede solo sè stessa e pensa di dover rimediare al peccato, di cui non coglie tutta la vera gravità, con la propria giustizia; il tempo del purgatorio serve a sciogliere l'anima da questa falsa prospettiva, che essa eredita da quanto in lei consolidatosi nella sua vita terrena, così da accettare progressivamente di essere aiutata. Sempre di più l'anima di de-centra da sè stessa e si pone nella prospettiva di Dio, in Cristo, riconoscendo di essere di Lui bisognosa, da Lui amata e accogliendo la Sua risanatrice misericordia.

Nel momento in cui vede che la carità del Signore è (...) donazione infinita ai fratelli, egli è redento

Può quindi passare dal Purgatorio in Paradiso.

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