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Occhi che riflettono il Cielo ...

Il Papa Giovanni Paolo II , nella poesia intitolata alla Veronica, scrive: “Diventasti ciò che guardavi”. L’intuizione poetica del Sommo Pontefice, quindi, amplia alla donna, che con tanto coraggio e compassione aveva terso il volto di Cristo. Non solo il panno porta l’immagine del volto santo, ma la donna stessa e  quanti nei secoli hanno avuto compassione di Cristo.

 

Compassione nel senso letterale, etimologico del termine, vale a dire il patire con, il condividere la passione di Cristo con Cristo

 

Per me Madre Teresa è come la Veronica. Ella ha  avuto compassione del Cristo nelle sembianze del malato, dello storpio, dell’abbandonato, del moribondo. Ella ha guardato a Cristo e la saputo riconoscere nel volto sfigurato dei più poveri dei poveri. Il suo volto era una vera icona di Cristo, una icona santa di Cristo.

Lei che definiva se stessa un piccola matita nelle mani di Dio è divenuta l’irradiazione di Cristo. Guardando costantemente a Cristo, vivendo in profonda unione con Lui, ella irradiava l’amore divino su chi la avvicinava.

 

Ciò era frutto dell'amore a Cristo

 

Parlando alle sue Suore, Madre Teresa una volta ha detto: “Noi saziamo la sete di Cristo, adorandolo nell’Eucaristia, nell’incontro personale con lui, faccia a faccia. Rinnovate il vostro zelo per saziare la sua sete sotto le specie del pane e nelle dolorose sembianze dei più poveri dei poveri. Non dividete mai queste due frasi di Cristo: “Ho sete” e “L’avete fatto a me”.

 

Insegnando ciò, Ella educava le Missionarie della Carità a vedere Cristo nell’Eucaristia e a toccarlo nei corpi dei malati e dei poveri. Un giorno stavo parlando con una delle Missionarie della Carità, che all’età di 60 anni aveva lasciato la Congregazione religiosa dove era Superiore Regionale per seguire Madre Teresa. Questa Suore mi raccontò della grande attenzione e premura della Madre, che le aveva detto di raggiungere Calcutta in inverno, perché l’impatto con il clima indiano non fosse molto duro. Nei primi   giorni di permanenza di questa Suora a Casa Madre, Madre Teresa la teneva particolarmente vicina e così questa nuova anziana sorelle poteva imparare lo spirito della Congregazione, dove voleva entrare per servire Cristo. Dopo poco meno di un mese, questa Suore fu mandata nella Casa dei moribondi per aiutare a assisterli. Gliene fu affidato uno da lavare. Ella lo portò in una delle stanzette di quella Casa, dove sulla parete c’era scritto “Questo è il mio Corpo” e  si mise a lavare il corpo piagato del moribondo. Quando che ebbe finito il suo servizio di carità, la suore rientro in Convento. Le consorelle le chiesero: “Cosa hai fatto oggi”. Ed lei rispose: “Sono stata due ore con Gesù”.

Questa suora aveva imparato bene la lezione della Madre, che attraverso il contatto con Gesù nell’Eucaristia ricevette le sue grazie notevolissime e la forza per seguire quanto Cristo le chiedeva.

 

 

C’è un altro verso di un’altra poesia del Papa, sul lavoro, che recita così: “La mani sono il paesaggio del cuore”. Io ho avuto la fortuna di vedere e toccare varie volte la mani di Madre Teresa, di mettere le mia mani nelle sue. Erano veramente il paesaggio del suo cuore, innamorato di Cristo e, perciò erano mani che sapevano aprire il cuore dell’uomo, persine del moribondo, che dopo essere stato oggetto delle attenzioni amorose della Madre, esclamava: “Sono vissuto come un disgraziato, muoio da re”.

 

 

 

Latente in un lavoro a volte pesante e faticoso, l’amore non rivela sempre la sua presenza, perché il sudore e la fatica nascondono la sua bellezza, ma spesso rivela la sua presenza attenta perché porta all’uomo. Il lavoro, pur nella fatica, è aspirazione dell’uomo verso l’uomo che tende ad assicurare un campo di espressione alla libertà dell’uomo. Ma le mani di Madre Teresa, sia che fossero congiunte in preghiera, sia che fossero aperte per sostenere la testa di un bambino o di un vecchio malato, manifestavano il suo cuore, il suo amore vero, la donazione completa di se a Dio e all’uomo.

 

Gesù, amore unico del mio cuore, desidero soffrire qualsiasi cosa io soffro e tutto quanto vorrai che io soffra, solamente per tuo amore. Non per i meriti che io posso acquisire, non per le ricompense che tu mi hai promesso, ma solo per piacere a te, per lodare te, per benedire te, nel doloro come nella gioia.” (M. Teresa).

 

La grandezza di Madre Teresa, del come ella ha risposto alla sua vocazione, al grido di Cristo sulla Croce: “Ho sete”,  sta nel fatto che ella servi Cristo nelle dolorose sembianze del povero e del sofferente. Tutti i giorni, come il Sacerdote durante la Santa Messa, ella toccava con le sue mani il corpo di Cristo sotto forma dell’uomo sofferente, Certo più il lavoro o le persone sono ripugnanti, più la fede, l’amore devono essere grandi.

 

Quando ho cominciato a recarmi due volte alla settimana, a Casa Allegria, un edificio donato dal Santo Padre a M. Teresa, per ospitare ed aiutare le ragazze madri a Primavalle, uno dei quartieri più poveri di Roma. Conoscevo molto poco l’inglese e mi pareva poco fruttuoso il mio impegno di carità presso quella casa gestita dalle Suore di Madre Teresa. Certo, celebravo la Messa, insegnavo il catechismo a chi chiedeva il battesimo per il proprio bambino, portavo latte, pannolini, coperte e quelle cose che le suore dicevano essere necessarie. Ma se vi sono andato per 18 anni, non era per questo. Era perché avevo imparato da Madre Teresa a portare la presenza di Cristo.

 

Come ho fatto ciò, sforzandomi di imparare da lei personalmente quando veniva a Roma o dalle Missionarie della Carità il loro spirito, che M. Teresa stessa spiegava così:

 “Lo spirito della nostra Congregazione è fatto di

 

Infatti, Cristo ha avuto un’incrollabile fiducia nel Padre. La sua fiducia era il frutto della sua intima conoscenza e del profondo amore del Padre. Egli era completamente fiducioso che il Padre avrebbe portato a compimento il suo piano di salvezza nonostante i mezzi poveri usati e l’apparente fallimento.

Anche Maria mostrò la sua la sua completa fiducia in Dio, accettando di essere usata per il piano redentivi nonostante il suo essere niente. Infatti lei sapeva chi è potente poteva grandi cosi in lei e tramite lei.

 

Guardiamo a questi esempi, con l’aiuto di Madre Teresa, e  coltiviamo in noi la fiducia amorevole in Dio, sapendo che dobbiamo accrescere la nostra fiducia

L’abbandono totale, poi, va  vissuto come Cristo quando in croce esclamò: “Nelle tue mani affido (abbandono) il mio spirito”, come Maria quando disse: “Ecco, la serva del Signore, accada di me secondo la tua parola”, come Madre Teresa che scriveva: “Appartengo solamente a te, o Gesù”.  “Grazie, Dio, desidero essere povera, desidero obbedire”