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Madre Teresa di Calcutta ovvero le ragioni della carità

Tutto cominciò una sera di gennaio del 1984. Convinto della ragionevolezza dell’insegnamento evangelico che afferma essere la carità è un comando d’amore, un dono di Dio ed al tempo stesso un dono di sé agli altri, avevo deciso di dedicare almeno un pomeriggio della mia settimana ad un’attività caritativa. Dovendo scegliere  chi svolgere questa mia attività di volontariato, optai per le Missionarie della Carità, le suore di Madre Teresa di Calcutta. Il motivo di questa scelta era che presso di loro era per me particolarmente evidente che le ragioni della carità erano poste nell’amore di Dio e non nella ricerca di una gratificazione, come a volte ci si attende quando si fa del volontariato. Telefonai al Responsabile dei Collaboratori di Madre Teresa di Calcutta, e gli dissi di suggerirmi una Casa delle Suore di Madre Teresa, dove mi sarei potuto recare per svolgere la mia azione di carità. Egli mi disse che a Primavalle, uno dei quartieri più poveri di Roma, c’era Casa Allegria. Là le Missionarie della Carità accoglievano le ragazze madri. Mi misi in contatto con la Superiora e ci mettemmo d’accordo  che sarei andato da loro il mercoledì successivo per celebrare la S. Messa. Poi avremmo parlato di quello che avrei potuto fare in quella Casa.

Puntuale alle h 16,30 ero là e cominciai la S. Messa. Al termine di questa, tentati di parlare con la Superiora, ma allora io balbettavo solo qualche parola di inglese, e la suora spiaccicava qualche parola di italiano. Tuttavia riuscimmo a metterci d’accordo che sarei andato ogni mercoledì per la Santa Messa e, poi, avrei potuto insegnare il catechismo a quelle ragazze che avrebbero chiesto il battesimo per i figli ed incontrare i poveri del quartiere.

Credo che sia facile immaginare la difficoltà di parlare in una lingua da me allora poco conosciuta e di dovere predicare a gente pressoché analfabeta e di cui conoscevo pochissimo la mentalità. Inoltre dovevo percorrere 22 km nel traffico di Roma, vale a dire un minimo di un ora per andare ed un’altra ora per tornare a casa mia.

Dopo tre o quattro volte che facevo quella strada, mentre ero in macchina mi domandavo se quello che stavo facendo fosse utile o no. Se era una perdita di tempo o no.  E mi dicevo, che sarebbe stato più intelligente celebrare la Messa a casa mia per le Suore, le ragazze madri ed i poveri, senza gettare via una mezza giornata di tempo per celebrare una Messa e, eventualmente, far del catechismo. Fortunatamente mi venne un pensiero illuminante. “Quando porto poco – riflettei – porto Cristo”. Tutto il resto era una conseguenza di questa Presenza: il catechismo, il latte in polvere per i bambini, le lenzuola od altre cose che portavo per i poveri. La gente povera ha diritto di conoscere e di fare esperienza della carità di Dio, che si cura di tutto l’uomo, anima e corpo, e lo salva.  Più tardi appresi che Madre Teresa una volta aveva detto: “Noi saziamo la sete di Cristo, adorandolo nell’Eucaristia, nell’incontro personale con lui, faccia a faccia. Rinnovate il vostro zelo per saziare la sua sete sotto le specie del pane e nelle dolorose sembianze dei più poveri dei poveri. Non dividete mai queste due frasi di Cristo: “Ho sete” e “L’avete fatto a me”.

 

           Da quel momento in poi, per 18 anni  mi sono recato tutti i mercoledì  dell’anno a Casa Allegria. Poi cominci ad andarci anche la domenica mattina alle 6,45. La ragione di ciò era ed è l’amore di Cristo.Non ho mai cercato una gratificazione, ma sono stato ricompensato con il centuplo. Ero senza famiglia, perché i miei genitori e la mia unica sorella erano già morti. Ed ho trovato sia tante sorelle sia una Madre. Oltre al servizio ecclesiale presso la Segreteria di Stato ho potuto esercitare il mio ministero di sacerdote, di padre spirituale tra i molti poveri e battezzare centinaia di bambini, donando loro ciò che la crudeltà di uomini aveva loro tolto ancor prima di nascere. Ho dato loro Cristo. Il Cristo che mi era stato donato. Il Cristo, che si faceva presente quanto io pronunciavo le parole “questo è il mio Corpo”, lui stesso mi faceva intendere che su quelle persone piccole e grandi, che battezzavo, confessavo, comunicavo, istruivo, lui stesso diceva. “questo è il mio Corpo”. E quindi imparavo a trattare religiosamente quelle persone. Infatti mi dicevo devo trattare con carità e devozione le membra vive del mio Cristo, come quando prende in mano l’Ostia consacrata.

 

Ma, mi si potrebbe obiettare: “In tutto ciò che c’entra Madre Teresa di Calcutta?”

Prima dalle sue suore, le Missionarie della Carità, poi dagli incontri con Lei e, infine, dalla lettura dei suoi scritti, e dalle opere di misericordia che grazie a loro compivo, ho fatto esperienza dell’amore di Cristo. Sono stato educato all’amore, ho imparato a guarire l’amore ed a educarlo Ho imparato a fare la carità gratuitamente senza cercare una gratificazione umana Sono diventato protagonista non della “grande”storia, dove i poveri e i bisognosi sono inevitabile incidenti di percorso, destinati solamente ad aumentare in numero e sofferenza, ma della storia di carità, che Dio costruisce per loro, al di fuori del previsto, ad opere di chi con semplicità, bontà e cuore lavoro per portare l’Uomo all’uomo, l’Amore a chi non è amato, la Speranza a chi ha il cuore soffocato, la Verità che libera a chi è schiavo

 

Le mani di Madre Teresa, sia che fossero congiunte in preghiera, sia che fossero aperte per sostenere la testa di un bambino o di un vecchio malato, manifestavano il suo cuore, il suo amore vero, la donazione completa di se a Dio e all’uomo. Questa Beata una volta disse:“Gesù, amore unico del mio cuore, desidero soffrire qualsiasi cosa io soffro e tutto quanto vorrai che io soffra, solamente per tuo amore. Non per i meriti che io posso acquisire, non per le ricompense che tu mi hai promesso, ma solo per piacere a te, per lodare te, per benedire te, nel doloro come nella gioia.

 

Ella, che si impegnò con un voto a non dire mai di no a Cristo, a non rifiutare nulla a Cristo, quando Egli la chiamò rispondere alla sua sete di anime, lo seguì sulle vie del mondo, che con Lui sono vie di pace, e divenne la sua luce, donando consolazione e gioia, facendo crescere e rischiarando.

 

L’augurio che faccio è che Dio sia vostro possesso  e che egli possegga voi. Egli ci possegga come Signore e noi lo possediamo come salvezza, e come luce. Madre Teresa insegna: “Chiedi e cerca e il tuo cuore crescerà grande a sufficienza per ricevere Lui e trattenerlo come tua proprietà

 

Che cosa dà Cristo a chi lo possiede, a chi lo accoglie? Il potere di diventare figli di di Dio, Madre  Teresa rispondendo al grido di Cristo in Croce :”Ho sete”, si è stretta alla Croce ed ha attraversato il mare della vita, facendo comprendere che quel legno è un legno non di  morte ma di vita, un legno che non solo impedisce di naufragare ma di entrare nel mare della misericordia di Dio.

 

Mi auguro che il libro che ho scritto aiuti a far conoscere Madre Teresa di Calcutta, ad imparare a pregare come faceva lei, per la quale la preghiera era come l’aria, come il respiro e diceva: “La preghiera non è chiedere. La preghiera è mettersi nelle mani di Dio, a sua disposizione, ed ascoltare la sua voce nel profondo del nostro cuore. La preghiera allarga il cuore fino a renderlo capace di contenere il dono di Dio: SE STESSO” e a vivere la vita come lei ha fatto,  come dono di sé commosso. Non avrei potuto scrivere questo libro solo come un ricordo di quanto ho fatto a Roma con Madre Teresa e le sue Suore, se anche ora il mio impegno con loro non continuasse, per portare al mondo la carità compassionevole di Dio.

 

Francesco Follo