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l'Islam crede in Dio?

In che senso l'Islam crede in Dio

Viene detto spesso che vi sono tre tipi di mussulmano (nel senso di nato in paese islamico e appartenente alla comunità islamica):

  1. Chi crede sinceramente che l'Islam sia la rivelazione di Dio, e crede di sottomettersi a Lui, credendo nella parola del Profeta;
  2. Chi, se ne renda o meno conto, vede nell'Islam (solo o soprattutto) una bandiera politico-culturale, lo stendardo di una identità che si pone inevitabilmente contro (contro l'Occidente, contro Israele e gli ebrei, contro induisti e buddisti, etc.), fino ai limiti e oltre i limiti del fanatismo, anche sanguinario e massacratore;
  3. Chi non crede in alcun modo nell'Islam, né dal punto di vista religioso, né da quello identitario, e conserva ormai solo una patina opportunistica e formalistica di osservanze esteriori.

A noi non interessa che il primo tipo di atteggiamento. Perché ci preme la domanda se sia possibile credere davvero in Dio, senza credere in Cristo. I problemi sono posti in verità da entrambe le grandi "religioni" monoteistiche, oltre all'Islam l'Ebraismo. E infatti quello che diciamo per l'Islam vale anche in buona parte per l'Ebraismo (post-cristiano).

 

può chi crede in Dio rifiutare Cristo?

In sintesi ci sembra si possa dire questo:

  1. Dio è riconosciuto quando lo si riconosce per quello che è: Infinitamente Perfetto.
  2. Da un lato l'infinita perfezione di Dio non è possedibile dalla ragione umana: Egli resta comunque Mistero. Non si ha vera conoscenza di Dio se non si tiene conto che è infinitamente di più ciò che di Lui non conosciamo che non ciò che di Lui conosciamo. Dunque non adora davvero Dio chi non lo riconosce come Mistero, chi crede di sapere tutto di Lui.
  3. D'altro lato nella infinita perfezione di Dio deve essere eminentissimamente contenuto tutto ciò che di perfetto e di buono vediamo nella creature. Dunque Dio non può essere cattivo, né può essere indifferente alla sofferenza della sua creatura intelligente, l'uomo. Non crede veramente in Dio chi lo pensa indifferente alla sofferenza umana, al male umano.
  4. Di fronte al male e al peccato che tutti constatiamo nella storia collettiva e nella vita personale si danno allora tre sole possibilità, compatibili con un Dio buono e non indifferente alla sofferenza:
    1. o si nega che il male sia una cosa seria, grave, e lo si riduce a un marginale e insignificante accessorio,
    2. o si ritiene che l'uomo abbia nella sua energia mentale e volitiva quanto basta per affrontare sconfiggere il male,
    3. o si ammette che Dio stesso possa in qualche modo aiutare l'uomo a risollevarsi da un male, che non è poca cosa e che le sue sole forze non possono affrontare in modo adeguato.
    Credo che nessuna persona seria possa affermare la 1) o la 2) alternativa. Resta dunque che credere in Dio è possibile solo a condizione di non escludere un suo intervento in favore dell'uomo.
  5. Una condizione irrinunciabile perché si possa parlare di credenza in Dio è ammettere che Dio sia buono e non racchiudibile in schemi predefiniti, dunque che possa intervenire per il bene dell'uomo. Chi quindi negasse la possibilità della grazia, di un dono imprevedibile da parte del Mistero, non crederebbe in Dio, ma in un idolo fatto a sua immagine.
  6. Ma vogliamo spingerci oltre: la grazia, il dono che Dio può fare all'uomo non può essere esso stesso rinchiuso in schemi razionali. Non vi è dunque alcun limite a priori? C'è, sicuramente: è il principio di non contraddizione. Per il quale Dio non può (volere) il contraddittorio, la contraddizione. Non avrebbe ad esempio potuto incarnarsi in un serpente o in un sasso. Ma non c'è niente di contraddittorio nell'essersi incarnato in un Uomo.
  7. Non esistendo motivi a-priori per negare la possibilità (di diritto) che Dio si sia fatto Uomo, possono esistere dei motivi a-posteriori per negarne la realtà (di fatto). Se Dio si è fatto Uomo deve aver dato la possibilità di farsi riconoscere con certezza, poiché da tale riconoscimento dipenderebbe la salvezza dell'uomo.
  8. Dunque può essere sinceramente credente in Dio un mussulmano (o un ebreo) che I) non escluda la possibilità che Dio sia intervenuto nella storia per la salvezza dell'uomo, ma II) valuti che i motivi di credibilità della incarnazione di Dio nell'Uomo Gesù di Nazaret non siano adeguati a provare ciò che pretendono di provare.
  9. Può esistere tale situazione effettiva? Non ci sentiamo di escluderlo: potrebbe essere il caso di un mussulmano che non ha mai sentito parlare di Cristo (come Figlio di Dio), e/o che ha nella sua vita ricevuto ottimi esempi da altri mussulmani, osservando al contrario comportamenti di cristiani incompatibili con la fede che dicono di professare.
  10. Anche per questo è responsabilità grave dei cristiani testimoniare la loro fede con limpidezza, mostrandone la capacità di salvare fino in fondo l'umano. 
  11. Il punto è proprio qui: se a-priori nessun credente monoteista può in buona fede escludere la possibile verità di Cristo, a-posteriori ciò che decide è l'umano. Quale credenza sia una fede (cioè venga davvero dal Creatore del cielo e della terra) lo si può determinare dalla sua capacità di salvare l'umano, di rendere la vita più umana. Solo chi sta dalla parte del creatore dell'uomo, della natura umana, può sperimentare una pienezza di umanità, una realizzazione della natura umana, ossia pace, letizia, saggezza e tutto ciò che ogni essere umano può riconoscere come realizzativo della umanità.

A nostro parere dunque non occorre che si creda esplicitamente in Cristo, per riconoscere Dio. Però occorre non escludere che Cristo sia possibile (cioè che sia possibile che Gesù fosse Dio, la Seconda Persona della Santissima Trinità), Cristo essendo Dio-che-interviene-per-l'uomo.

 

monoteismo ?

Una domanda che mi pongo sempre più spesso, specie dopo l'11 settembre 2001 è questa: ma nella misura in cui rifiuta di prendere in esame anche solo la possibilità che Cristo sia Dio, è davvero un monoteismo l'Islam? Quando parla di Dio intende davvero un Essere supremo, infinito, una totalità infinita, pienezza infinita di ogni perfezione, o non intende piuttosto un "primus inter pares", un dio, che ha una posizione di predominio su altri dei (gli angeli e i diavoli)? Allah assomiglia più a Jaweh-Dio o a Zeus? Ha qualche significato che il nome di Allah sia la contrazione di due termini arabi (al Ilah) che tradotti suonano "il dio" (quasi "il primo degli dei")? Ha qualche significato il tipo di obiezione che alcuni mussulmani fanno all'idea di Trinità, ossia che Dio non può avere un figlio, non avendo egli moglie: denota forse un certo antropomorfismo? Ha qualche significato che spesso, da parte di alcune autorità mussulmane, la preoccupazione vada a una parte del genere umano, i mussulmani, come se i non-mussulmani fossero meno uomini? Un Dio che ama solo una parte del genere umano non assomiglia a uno dei tanti dei del politeismo?

A queste domande non so dare risposta. Sono ben disposto a credere che la parte più sincera dei credenti islamici direbbe di credere in un Dio onnipotente e infinito e non in uno Zeus, che abbia "fatto fuori" tutti gli altri dei. Ma resta da vedere se, in tutti i casi, l'islam non neghi a Dio tutta la onnipotenza e la infinitezza, per così dire, che gli spettano.

come Ismaele ?

Abramo caccia Ismaele

Il racconto del Genesi dice che Abramo, su istigazione di Sara, unica moglie legittima, da cui alla fine ebbe il figlio Isacco, cacciò via, nel deserto, Ismaele e sua madre, la schiava Agar, da cui aveva avuto quel primo figlio. Gli arabi sono ritenuti, a torto o a ragione, discendenti di Ismaele, e perciò sono stati chiamati, anche se i termini sono ora quasi in disuso, ismailiti o agareni, termini che si sono estesi a indicare tutti i seguaci della religione islamica.

Penso a quale sentimenti dovessero avere Agar e Ismaele verso Abramo. Un padre che si era rivelato cattivo. Che aveva nascosto i suoi pensieri e progetti. E aveva tenuto lontano Ismaele, fino ad allontanarlo, cacciandolo nel deserto.

E se questa vicenda, storica o leggendaria che sia, avesse inciso profondamente nella mentalità che poi si è trasmessa a Maometto e agli arabo-mussulmani? La analogie sono sorprendenti: Dio non come Padre, perché Abramo non era stato padre fino in fondo. Un figlio che non si sente figlio, e che perciò accumula rabbia e risentimento. Una creatura tenuta lontano dal Creatore, al cui arbitrario e impenetrabile volere è totalmente sospesa, non figlia ma schiava, sottomessa. E come non essere violenti, senza un Padre?

un appello finale

Voglio fare questo appello a tutti i fratelli che credono nella verità dell'Islam: se davvero credete in Dio, non affidatevi alla violenza per risolvere ciò che riguarda la verità su di Lui. Piuttosto pregatelo umilmente, chiedendoGli di rivelare la verità di Sé, e stando attenti alla esperienza concreta della vostra umanità, che Lui ha creato, e che reca in sé quanto occorre per riconoscerNe con certezza i segni. Una credenza in Dio che non rechi con sè la pace non può venire da Lui, nè a Lui portare. Una credenza in Lui che non risolva alla radice il male che è nel cuore dell'uomo, purificando anzitutto l'interno, purificando il cuore, non può venire davvero da Lui, Artefice e Signore di tutto.

Confrontiamoci sull'umano. Confrontiamoci sul reale, sulla realtà dell'umano. Conoscendoci meglio e rispettandoci reciprocamente.

Non vi accada di trovarvi contro Dio!

Grazie