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Il Cristianesimo è vero? il problema del metodo

metodi sbagliati

Sono quelli che prescindono dall'oggetto, da ciò che il Cristianesimo dice di essere. Uno dei più diffusi errori è trattarlo come un fatto nel passato come qualsiasi altro: mentre il Cristianesimo dice di essere non un passato, ma un presente, un passato che è Presente, la Presenza di Cristo, Cristo che rimane, in ogni epoca, contemporaneo.

inadeguatezza del razionalismo

Quindi ad esempio affidarsi a studi storici sull'evento di Gesù come passato, trattandolo alla stessa stregua di qualsiasi altro fatto passato, è quantomeno inadeguato. Perché qualunque risultato potesse venire con tale metodo mancherebbe il bersaglio, cioè non potrebbe giovare a rispondere alla domanda, che è l'unica ad essere interessante, se sia vero o no quello che il Cristianesimo dice di sé, dato che il Cristianesimo precisamente dice di non essere un fatto del passato come qualsiasi altro.

Ma allora è inutile o nocivo studiare documenti storici riguardanti la figura di Gesù, il suo ambiente, la storia della comunità dei suoi seguaci?

inadeguatezza del sentimentalismo

Altrettanto inadeguato sarebbe affidarsi alle proprie emozioni, all'interiorità. Perché la proposta cristiana si configura come adesione a un dato oggettivo, che implica anche un riverbero emozionale, ma mai scisso dalla totalità della propria umanità.

Non si può dire di essere certi che il Cristianesimo sia vero, perché lo si sente: non sarebbe adeguato.

il metodo giusto

Attraverso quale metodo allora si può rispondere alla domanda se il Cristianesimo sia vero? C'è una differenza importante nel metodo della verifica tra Cristianesimo e religioni: le religioni fanno tutte riferimento a un divino che sarebbe rimasto nella Sua abissalmente inaccessibile lontananza, perciò non possono esibire una vera e propria prova della loro verità. Se avessero ragione, lo si potrebbe vedere solo ... dopo la morte. Un ebreo non può opporre a un islamico (e viceversa, o un buddista a un induista, ecc. ecc.) alcun argomento che che soddisfi adeguatamente la ragionevolezza universale, comune a tutto il genere umano, tale da indurlo ragionevolmente a dire: “sì, è umanamente giusto che io verifichi la tua proposta”. Quello che le religioni possono proporre, nella misura in cui supera la ragione, è un atto di credenza cieca. E infatti ad esempio, le cosiddette conversioni all'Islam non possono essere motivate da una maggior pace e da una maggiore umanità, ma da motivi di odio contro la cultura in cui si è nati o da motivazioni politiche.

Il Cristianesimo, che non è una religione, ma dice di essere l'avvenimento di Dio fattosi Uomo, ha questo vantaggio, di poter dire “vieni e vedi”, cioè “verifica con la tua ragionevolezza critica e con tutta la tua umanità se quello che dico è vero o no”. In termini popperiani insomma il Cristianesimo ha il grosso vantaggio, sulle religioni, di presentarsi come verificabile perché falsificabile, di non avere dunque paura di alcuna sfida che la ragione, filosofica o scientifica, possa lanciargli. E la ragione di ciò è che il Cristianesimo dice di essere, lo ripetiamo, nientedimeno che l'avvenimento di Dio che si fa Uomo: Gesù di Nazaret era Dio, era la Seconda Persona della SS.Trinità. Essendosi Dio coinvolto talmente con l'umano, l'umano si trova ad essere lievitato dalla Sua Presenza e dunque può verificare in questa vita la verità della proposta cristiana.

In effetti Gesù non ha promesso solo la vita eterna a chi Lo segue (insieme a persecuzioni), ma anche il centuplo quaggiù, cioè una compiuta realizzazione dell'umano.


schema sintetico:

alla domanda come possiamo essere certi della loro verità?
rispondono diversamente:
/ le religioni

→ solo dopo la morte

\ il Cristianesimo

→ già in questa vita

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